Blinded by the light – Travolto dalla musica (***1/2)
di Gurinder Chada
Luton (Inghilterra), 1987
Mentre la Gran Bretagna è alle prese con l’austerità e i disordini generati del governo Thatcher, il sedicenne Javed, di origini pakistane, oppresso dall’integralismo del padre, trova conforto nella poesia. Quando “scopre” le canzoni di Bruce Springsteen si ribella, affrancandosi e imparando a vivere, a capire sé stesso e la realtà in cui è calato. Un film trascinante che trabocca di musica e spirito di libertà; e una colonna sonora veramente straordinaria.
(Film dalle buone intenzioni. Che sia una storia vera riscatta una sceneggiatura e un’interpretazione che peccano di qualche caduta sdolcinata 3 stelle)
(Pv 3,99) 117 min.



Cena con delitto – Knives out (***)
di Rian Johnson
USA, anni 2000
Quando un celebre autore di libri gialli è trovato morto il giorno del suo 85° compleanno nella sua imponente villa vittoriana, l’investigatore Benoît Blank (interpretato da un Daniel Craig in splendida forma) interroga i vari parenti lì convenuti convinto non si tratti di un suicidio. Film piacevolissimo e scoppiettante, ottimamente diretto e interpretato, che ricorda i “gialli” di Agatha Christie.
(Agatha Christie in stile Hollywoodiano. Mantiene tensione e ritmo, ma il film è un po’ macchinoso. Da segnalare per gli amanti del genere. 3 stelle)
(Nx, Pv, Rp) 131 min.



il Diritto di opporsi (***)
di Destin Daniel Cretton
Alabama (USA), 1987-1993
La pellicola racconta gli inizi dell’attività forense dell’afroamericano Brian Stevenson, spesa a favore dei condannati a morte in uno stato in cui imperavano il pregiudizio e il razzismo. Ed in particolare la difesa del boscaiolo Walther McMillan, rinchiuso nel braccio della morte per un delitto che non aveva commesso. Quasi un film biografico, volutamente scarno – soprattutto nella prima parte – e non facile, cresce alla distanza colpendo lo spettatore per la drammaticità e veridicità dei fatti. Davvero un potente atto d’accusa contro il razzismo e la pena di morte.
(Soprattutto nella seconda parte emerge la forza del messaggio che convince in virtù di fatti realmente accaduti. 3 stelle)
(Pv 3,99; Rk 3,99) 136 min.



Dolor y gloria (***)
di Pedro Almodovar
Madrid e Paterna (provincia di Valencia), anni 2000
Un regista malato e in crisi creativa ripercorre il proprio vissuto. Accantonati il gusto per il grottesco e l’ironia, il famoso regista spagnolo dirige uno dei film suoi più intimi, introspettivi e maturi, che porta lo spettatore a riflettere sulla vita e l’avanzare dell’età. Una menzione particolare per Antonio Banderas (premiato a Cannes) nel ruolo intenso e dolente del protagonista.
(Un’opera ‘minore’ di Almodovar interessante per il tema -non inedito ma attentamente esplorato-, per alcune scelte della sceneggiatura, per l’interpretazione di Banderas e dell’attore che interpreta il protagonista bambino. 3 stelle)
(Pv 1,99; Rk 3,99) 113 min.



i Due Papi (***1/2)
di Fernando Meirelles
Città del Vaticano, 2012 e Argentina (anni precedenti)
Il film racconta l’incontro tra papa Benedetto XVI e il cardinale Jorge Mario Bergoglio, venuto a Roma per rinunciare al suo incarico pastorale, nonché l’evento dell’anno successivo (con le dimissioni di Papa Benedetto e l’elezione di Papa Francesco). E restituisce due visioni della Chiesa in apparenza inconciliabili. I due bravissimi attori (Anthony Hopkins e Jonathan Price), somiglianti anche fisicamente ai due papi, contribuiscono a tenere sempre alta l’attenzione e la partecipazione emotiva dello spettatore, rendendo al meglio il confronto tra i due. Davvero un film ottimamente diretto e interpretato che si raccomanda anche ai non credenti. (Ai cultori del territorio si segnala che per le sale del Vaticano e il conclave sono stati utilizzati la Reggia di Caserta e il cortile di Palazzo Farnese; mentre le scene riferite al passato di papa Bergoglio sono state girate in Argentina).
(Una sceneggiatura equilibrata e ottime interpretazioni consentono di cogliere alcuni elementi salienti del rapporto e della insolita convivenza fra i papi Ratzinger e Bergoglio, le contraddizioni vissute dai due ‘uomini’ e il diverso modo di intendere la fede. Meglio la prima parte.
3 stelle)
(Nx) 125 min.



the Farewell – Una bugia buona (***)
di Lulu Wang
Changhun (provincia di Jilin – Cina), anni 2000
Quando all’anziana e amatissima nonna Nai Nan viene diagnosticato un tumore in fase terminale, tutta la famiglia decide di raggiungerla in Cina, con un pretesto, per un ultimo saluto, tenendole comunque nascosta la diagnosi. Nonostante la gravità del tema si tratta di un film dolce e poetico, di grande sobrietà, in grado di esplorare in profondità usi e costumi della cultura cinese; e di gratificare appieno l’animo dello spettatore.
(Un dilemma che permane, nonostante le diverse culture: se si nasconde il male fatale ci si carica il peso delle bugie, se lo si annuncia forse si anticipa la fine. Un film che apre anche un inedito squarcio sul confronto nel quotidiano fra Cina e America, un confronto alla pari e vissuto con naturalezza. 3,5 stelle)
(Pv 3,99; Rk 5,99) 98 min.



the Irishman (***1/2)
di Martin Scorsese
New York, Pennsylvania, Ohio (USA), anni ‘50 – fine ‘90
La pellicola, ispirata dal saggio del 2009 di Charles Brandt “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa”, ripercorre la vita di Frank Sheeran, un veterano della seconda guerra mondiale diventato poi sicario della mafia italo-americana. Film dolente e serio, fluviale nei suoi 209 minuti; ma la “mano” sempre salda del regista, l’accurata ambientazione e le interpretazioni del grande cast di attori (Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci su tutti) lo rendono meritevole di essere visto (anche “a rate”).
(La grande interpretazione di Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci non è sufficiente per evitare il confronto con il film di Sergio Leone ‘C’era una volta l’America’. Grande regia, ma sceneggiatura contorta e lunga. 3 stelle)
(Nx) 209 min.



Jojo Rabbit (****)
di Taika Waititi
Germania, 1945
Verso la fine della seconda guerra mondiale, il dodicenne Jojo Betzeler vive in un piccolo paese insieme alla madre… e al suo amico immaginario Adolf Hitler. La sua fede nel nazismo viene però sconvolta quando scopre che la madre nasconde in casa la giovane ebrea Else. Davvero un gran bel film, che fa sorridere e commuove allo stesso tempo, capace di rappresentare gli orrori del nazismo e della guerra attraverso la presa di coscienza di un ragazzo. Magnifici i due protagonisti: il piccolo Roman Griffin Davis (davvero incantevole nella sua innocenza) e il regista, nel ruolo di un Hitler che sarebbe sicuramente piaciuto a Charlie Chaplin. Da vedere e rivedere.
(Per trattare i modi e la capacità del nazismo di fare breccia nella mente dei più piccoli il regista ricorre alla favola e all’improbabile, ridicolizzando perfino la ferocia. Soluzioni ironiche e sorprendenti non sempre evitano la ridondanza. 3 stelle)
(D+; Pv 3,99; Rk 11,99) 108 min.




Joker (***1/2)
di Todd Phillipps
USA, anni ‘80
Arthur Fleck, che vive con la madre malata terminale nel paese immaginario di Gotham City, è affetto da sindrome pseudobulbare (che in situazione di tensione gli provoca incontrollabili “risate”) ed è gravemente depresso. Per sopravvivere fa il clown. Non è un film collegato alla serie di Batman, ma una pellicola di sconvolgente impatto che tratta di emarginazione, malattia, disperazione e violenza. Con un protagonista (Joaquin Phoenix) di un verismo e una intensità sconvolgente, giustamente premiate da Oscar e Golden globe; premi che fanno seguito al Leone d’oro vinto dal film alla Mostra di Venezia.
(Un film potente per la storia e feroce nella denuncia sociale, con una grande interpretazione capace di restituirne la drammaticità. Il grado di coinvolgimento dello spettatore rimane alto fino all’ultimo quarto d’ora, quando le scene finali si dilungano. 4 stelle)
(Pv 3,99; Rk 3,99) 122 min.




Lunana – Il villaggio alla fine del mondo (***1/2)
di Pawo Choyning Dorji
Lunana (Buthan), anni 2000
Un giovane maestro della capitale (Thimphu), per completare il suo tirocinio, viene mandato ad insegnare nello sperduto villaggio di Lunana, sito a 4.800 mt ai piedi dell’Himalaya. Un film incantevole, nella sua semplicità e “gentilezza”, girato in condizioni difficili e interpretato quasi interamente da abitanti del luogo (ovviamente non professionisti). Indimenticabili gli occhi e il sorriso della piccola protagonista (Sherab Dorij). Prima pellicola del Buthan candidata all’oscar quale miglior film internazionale.
(Il film merita attenzione non solo per lo squarcio su una terra lontana che conserva i suoi costumi e valori, ma forse soprattutto perché mostra come le aspirazioni dei giovani abbiano assunto una connotazione globale: nella capitale del Buthan si vive come in tante altre città moderne. Anche lì per un giovane contemporaneo si propone il dilemma fra la vita tradizionale nei luoghi natii e la fuga all’estero. 3,5 stelle)
(Pv 4,99; Rk 6,99) 110 min.




il Meglio deve ancora venire (***)
di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte
Parigi, anni 2000
Arthur (Fabrice Luchini) e César (Patrick Bruel) sono due amici, compagni di collegio. Quando ognuno dei due si convince che l’altro stia per morire… decidono di realizzare i loro ultimi desideri. In questa commedia agro-dolce, divertente e scoppiettante nella prima parte, poi più malinconica, sul tema dell’amicizia fra maschi e sulla malattia, i due bravi protagonisti dispiegano il loro talento sia nei registi comici che drammatici, coadiuvati da una valida regia già autrice della divertentissima “Cena tra amici” (2012).
(Un film che, grazie anche all’interpretazione misurata ed efficace dei due protagonisti, si tiene in equilibrio e convince nel trattare un tema non usuale: l’amicizia maschile alla prova della malattia.3 stelle)
(Rk 3,99) 117 min.



Memorie di un assassino (***)
di Bong Joon-hu (film del 2003, uscito nelle sale in Italia nel 2019 dopo il successo di Parasite) Corea del Sud, 1986
Il detective Seo viene inviato da Seul in una zona rurale per indagare su una serie di omicidi, entrando in collisione con l’ottusa superficialità della Polizia locale. Basato sulla vera storia del primo serial killer locale, è un thriller solido e ben girato, caratterizzato da riprese in campi lunghi e capace di rappresentare con efficacia la realtà sociale della Corea agli albori della democrazia (terminato il periodo della dittatura).
(Ritratto impietoso della Corea del sud poco prima che alla dittatura seguissero le elezioni per il ripristino della repubblica presidenziale. In questo contesto si dipana la violenta ricerca da parte della polizia di un serial killer che imperversa in un piccolo centro. Diversi metodi investigativi convergono sulla priorità di trovare comunque un colpevole. Un thriller costruito con sapienza che riesce a tenere insieme una storia, situata in un paese e in un preciso momento storico, con una questione che spesso si propone inquinando l’indagine poliziesca. 3,5 stelle)
(Rk 2,99) 132 min.



il Mistero di Henri Pick (***)
di Rémi Besançon
Bretagna, regione di Finistére, anni 2000
Un celebre critico letterario, conduttore di un talk show (Fabrice Luchini), perde il lavoro quando mette in dubbio che un romanzo, best seller del momento, sia stato veramente scritto dal defunto pizzaiolo di un paesino della Bretagna. Commedia di “indagine” sul mondo della letteratura e dell’editoria, leggera ma intelligente, con un ottimo cast e un Luchini “misurato”, ma sempre bravissimo.
(Un’idea interessante che mette in luce alcuni caratteri dell’ambiente letterario (l’ambizione degli autori e il potere della critica e dell’editoria), un attore molto bravo e il fascino dell’ambiente bretone concorrono alla costruzione di un film intrigante, ma che non riesce a mantenere del tutto le sue promesse. 3 stelle)
(Pv 4,99; Rk 5,99) 100 min.



i Morti non muoiono (***1/2)
di Jim Jarmusch
Centerville (Ohio), anni 2000
Quando l’asse di rotazione terrestre si sposta a causa della sconsiderata azione umana cominciano ad avvenire strani fenomeni, tra cui la resurrezione dei morti dalle tombe, “turbando” la vita dei tre poliziotti e degli abitanti di una piccola cittadina rurale. In questa commedia farsesca il famoso regista statunitense si diverte a giocare parodiando il genere horror, supportato da un grandissimo cast di attori-amici che rivaleggiano tra loro a chi è più stralunato e (volutamente) “svogliato” nel seguire il copione. Se si riesce a superare le prevenzioni in merito ai classici del genere horror e ci si abbandona alle surreali trovate del regista… lo spettacolo e il divertimento intelligente sono assicurati.
(Nonostante le forti riserve sul genere horror, questo film viene inserito in rassegna per la recensione particolarmente convinta di Carlo Chiesa e per gli argomenti che la sostengono)
(Pv 3,99; Rk 4,99) 109 min.



Motherless Brooklyn – I segreti di una città (***1/2)
di Ed Norton
Brooklyn (New York), anni 50
Quando il capo dell’agenzia per cui lavora viene ucciso, un detective privato, affetto da sindrome di Tourette, prosegue nelle indagini da lui intraprese. Un bellissimo noir, diretto e interpretato da Ed Norton (intenso ai massimi livelli), valorizzato da una scenografia “hopperiana” stupendamente fotografata e dallo struggente jazz della colonna sonora. Film di atmosfere e immagini nel solco dei grandi classici del genere.
(Il ritmo della storia narrata, l’interpretazione del protagonista (un tenero Ed Norton) e il sottofondo jazz sarebbero sufficienti a rendere questo film coinvolgente. Un di più è dato dal tema. L’intreccio fra affari immobiliari, discriminazione sociale, potere politico e malavita, qui situato nel tempo (anni cinquanta) e nello spazio (New York), si impone all’attenzione per la sua persistenza e attualità. Questo noir tratteggia in maniera esemplare le dinamiche sottostanti il fenomeno della gentrificazione e delle sue possibili derive. 4 stelle)
(Pv 3,99; Rk 3,99) 144 min.




il Paradiso probabilmente (***)
di Elia Suleiman
Nazareth (Israele), Parigi, New York, anni 2000
Il regista palestinese interpreta sé stesso in questo film minimalista, surreale e poetico, fatto di piccoli frammenti di vita e di persone incontrate nel suo peregrinare per il mondo. Un po’ Chaplin, un po’ Tati; e tanti sorrisi venati di malinconia.
(Un film Ironico, immaginifico, spietato, dove immagini, musiche e suoni sostituiscono i dialoghi. Il protagonista-regista (sempre al centro di quadri prospettici), con espressioni poche e ripetute (della sola fronte, sopra gli occhiali) testimonia che ‘la Palestina ci sarà sempre’. Un film da guardare con la disponibilità a considerare i dettagli per apprezzarne la raffinatezza. 3,5 stelle)
(Pv; Rp; Rk 5,99) 97 min.



Parasite (***)
di Bong Joon-ho
Seul (Corea del Sud), anni 2000
Il film racconta in forma di allegoria nera gli effetti dell’interazione tra i componenti di una famiglia povera (Kim) che vive in uno squallido seminterrato e quelli di una famiglia borghese (Park) proprietaria di una lussuosa villa sita nella zona residenziale della città. Si tratta di una interessante satira di indagine sociale, ben recitata e ripresa, con uno sviluppo improbabile e surreale, ma comunque sorretto da una sceneggiatura “ad orologeria” impeccabile. Pluripremiato a Cannes e agli Oscar: Palma d’oro e 4 Oscar (forse un po’ troppi…).
(Bong Joon-ho torna a descrivere una Corea del sud imbarazzante nelle sue disuguaglianze sociali. Un mondo in cui pare non esistere morale, ma solo il diritto di vivere con ogni mezzo. Nessun personaggio manifesta motivazioni per il proprio agire che possano indurre empatia. Film intenso fino alla fine. 4 stelle)
(Pv 2,99; Rk 3,99) 132 min.




Qualcosa di meraviglioso (***)
di Pierre-François Martin-Laval
Parigi, anni 2000
Il film (di fatto una biografia) racconta l’arrivo a Parigi dal Bangladesh insieme al padre di un ragazzino (Fahim Mohammad) appassionato di scacchi, e delle difficoltà da loro incontrate nel richiedere asilo. L’opera – semplice e un po’ stereotipata – presenta Gerard Depardieu nel ruolo del burbero maestro di scacchi. Potrà risultare gradevole anche ai non esperti nel gioco degli scacchi, soprattutto grazie alla bella fotografia e alla accattivante naturalezza del piccolo protagonista.
(Una storia vera, un po’ edulcorata, che si snoda con garbo e mette in luce il carattere orgoglioso del popolo bangladese. L’attenzione per le difficili traversie degli immigrati clandestini in Francia introduce altri motivi di interesse. 3 stelle)
(Pv 2,99; Rk 5,99) 107 min.




il Traditore (***1/2)
di Marco Bellocchio
Sicilia, anni ‘80-‘90 del Novecento
Il “traditore” del titolo, per la mafia siciliana, è il pentito Tommaso Buscetta, interpretato in modo superbo da Pierfrancesco Favino. Il grande regista emiliano ne documenta la storia in modo rigoroso e impeccabile, regalandoci l’ennesimo capolavoro: un’opera di storia, di denuncia sociale e… di educazione civica. 7 Nastri d’argento meritatissimi!
(L’interpretazione di Favino di una figura indubbiamente controversa è efficace e convincente e il regista Bellocchio riesce a montare in maniera distaccata la storia di Tommaso Buscetta. Gli interrogatori nel maxiprocesso e in quello ad Andreotti sono un richiamo alla memoria. Un film utile per il racconto e pregevole per la sobrietà. 4 stelle)
(D+; Rp; Pv 5,99; Rk 7,99) 148 min.




l’Ufficiale e la spia (****1/2)
di Roman Polanski
Francia, 1985
L’ufficiale dell’esercito francese Alfred Dreyfus (interpretato da Louis Garrel) viene condannato per alto tradimento e deportato nell’Isola del Diavolo. Anni dopo il suo principale accusatore, l’ufficiale Georges Picquart (uno straordinario Jean Dujardin), dimostra la sua innocenza. Un famosissimo scandalo penale, ”l’affaire Dreyfus”, raccontato meravigliosamente da Roman Polanski: attori in stato di grazia, sceneggiatura e regia impeccabili, fotografia eccezionale: un capolavoro! Premiato con il Leone d’argento e il Gran premio della Giuria a Venezia. (Davvero troppo poco a livello internazionale!)
(Un film lucido, senza sbavature, come ci si può aspettare da un grande regista. Un documento storico importante per riflettere sull’antisemitismo. 4 stelle)
(Rp; Pv 3,99; Rk 7,99) 125 min



la Vita invisibile di Euridice Gusmão (***)
di Karim Aïnouz
Rio de Janeiro, anni ‘50
Tratto dal romanzo omonimo di Martha Batalha, il film narra le vite di Guida e Euridice, due giovani sorelle molto legate tra loro. Melodramma non banale, di grande fascinazione, ben diretto e interpretato, che fornisce uno spaccato della società brasiliana del tempo. Vincitore della sezione “Un Certain Regarde” a Cannes.
(Un film al femminile. Nonostante una regia maschile permane l’attenzione alla dimensione affettiva e pragmatica del romanzo firmato da una donna. Le dinamiche familiari nella società brasiliana degli anni 50, pur specifiche, richiamano quelle presenti negli stessi anni in tante parti d’Italia. Una buona tensione e una conclusione serena, ma non scontata, non fanno pesare i 139 minuti della durata. 3,5 stelle)
(Pv; Rk 6,99) 139 min.






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