film2018

Indice

  1. un Affare di famiglia (***1/2)
  2. Bohemian Rhapsody (***)
  3. la Caduta dell’impero americano (***)
  4. Cold War (***1/2)
  5. il Colpevole – The Guilty (***1/2)
  6. Come un gatto in tangenziale (***)
  7. Copia originale (***)
  8. Cyrano, Mon Amour (****)
  9. Green Book (***1/2)
  10. le Invisibili (***1/2)
  11. Lazzaro Felice (***)
  12. Mr Long (****)
  13. l’Ospite (***)
  14. il Regno (***1/2)
  15. Roma (****)
  16. Stanlio e Ollio (***)
  17. Torna a casa, Jimi! – 10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro (***)
  18. la Truffa dei Logan (***1/2)
  19. Tutti pazzi a Tel Aviv (***)





un Affare di famiglia (***1/2)

di Kore’Eda Hirozaku

Tokyo, anni 2000


Un giorno, nella casa di lamiera in cui sopravvive una miserabile “famiglia di taccheggiatori” (il titolo originale), il padre Osama porta la piccola Juri, sola e intirizzita dal freddo. E le insegna a rubare come ha fatto con il figlio quasi adolescente Shota. Film sotto-traccia, fatto di sguardi e dettagli, che porta lo spettatore a interrogarsi sulla sorte di Juri (rapita o salvata?), su morale, rapporti umani, mondo del lavoro in Giappone; e sulla possibile coesistenza tra disonestà e generosità. Meritandosi la Palma d’oro a Cannes.

(Un film a più strati che mette a fuoco un lato poco conosciuto del Giappone, quello marginale della metropoli dove si annidano problemi di sopravvivenza e dinamiche sociali ‘irregolari’. Proprio questi si impongono all’attenzione aprendo interrogativi sul rapporto tra le regole e i sentimenti.
4 stelle
)

(Yt 4,99; Rk 3,99) 121 min.





Bohemian Rhapsody (***)

di Bryan Singer

Londra, 1946-1991


Film biografico sulla vita di Freddy Mercury – e del gruppo dei Queen – che si fa apprezzare, oltre che per la trascinante colonna sonora, per l’intensa e dolente interpretazione di Rami Malek, bravissimo nel rappresentare sia l’epica del personaggio pubblico che le personali fragilità umane.

(Pur con alcuni dei limiti che è facile riscontrare nei racconti biografici di figure diventate mito -in questo caso alcune critiche hanno riguardato lo ‘smalto’ dell’interpretazione da parte dell’attore protagonista-, è difficile non commuoversi di fronte alla ricostruzione dei momenti salienti della vita di Freddy Mercury. La voce e la musica che occupano tanta parte del film sono coinvolgenti. 3,5 stelle)

(Nx; D+; Rk 11,99) 134 min.





la Caduta dell’impero americano (***)

di Denys Arcand

Montréal (Canada), anni 2000


Pierre-Paul ha 36 anni e un dottorato in filosofia, ma è costretto a fare il fattorino. Un giorno assiste ad una rapina… che gli cambia la vita. Abbandonati i toni più caustici e corrosivi de “il declino dell’impero americano” e “le invasioni barbariche”, con questa gradevole commedia nera di critica sociale il raffinato regista canadese continua a scavare con intelligenza e gusto mordace nelle miserie dei tempi moderni.

(il film non trova un suo registro fra thriller, commedia e denuncia sociale. L’aspetto più interessante per cui merita segnalarlo è l’idea dell’”esproprio proletario” che si avvale degli strumenti sofisticati utilizzati per l’evasione fiscale e il riciclo del denaro sporco. La sceneggiatura si avvale delle immagini di una bella Montreal in estate. 3 stelle)

(Rk 3,99) 127 min.





Cold War (***1/2)

di Pawel Pawlikowski

Polonia, 1949-1964


Con questo affascinante e coinvolgente film il regista polacco (già autore di “Ida”) omaggia i suoi genitori (Wiktor e Zula), romanzando e portando sullo schermo la loro conflittuale e tormentata storia d’amore. Lui è un musicista in cerca di libertà, lei aspirante cantante di talento che si incontrano nella Polonia del dopo-guerra. Due protagonisti in stato di grazia, la straordinaria fotografia in bianco e nero, la curatissima ambientazione e la raffinata colonna sonora ne fanno un film degno di emergere nel cinema del dopoguerra; giustamente premiato a Cannes per la migliore regia.

(Un amore tanto grande quanto incapace di superare difficoltà politiche e psicologiche permea questa storia che fa intravvedere alcune interessanti dinamiche nei paesi dell’est europeo, Polonia in primo luogo. Un sofisticato utilizzo del bianco e nero e di una bella fotografia rendono il film importante. 3,5 stelle)

(Pv 1,99; Rk 3,99) 85 min.





il Colpevole – The Guilty (***1/2)

di Gustav Möller

Copenaghen, anni 2000


Un agente di polizia “degradato” e costretto a fare servizio come operatore del servizio di emergenza riceve la telefonata di una donna che dice di essere stata rapita. Un thriller psicologico e claustrofobico davvero avvincente, con una interpretazione magistrale del protagonista, quasi sempre in primo piano… sul filo del telefono.

(Un intenso thriller psicologico che lascia trapelare una società – quella danese – nella quale l’efficienza dei servizi sociali non è sempre in grado di difendere i singoli dalla solitudine e dalla disperazione. 3,5 stelle)

(PV) 85 min.





Come un gatto in tangenziale (***)

di Riccardo Milani

Roma, anni 2000


Giovanni (Antonio Albanese) è un intellettuale benestante, Monica (Paola Cortellesi) una commessa borgatara che vive con due sorelle cleptomani nel degradato quartiere romano di Bastogi. Sicuramente non è all’altezza degli ultimi film – ben più riusciti – del prolifico regista (“Grazie Ragazzi” del 2023 e “Un mondo a parte” del 2024), ma la simpatia dei due protagonisti e della loro ‘complicata’ interazione ne fa comunque un sorridente e godibile passatempo.

(Una commedia con due bravi attori che, attraverso la caricatura dei personaggi e dei loro ambienti sociali – la ‘sinistra’ di Capalbio e gli abitanti di una periferia ‘intrattabile’-, mette in luce questioni serie e di non facile soluzione come sono le possibili contaminazioni tra le diverse popolazioni urbane contemporanee. 3, 5 stelle)

(Nx; Pv 3,99; Rk 3,99) 110 min.





Copia originale (***)

di Marielle Heller

New York, anni ‘90


La vera storia di Lee Israel, una scrittrice biografa frustrata e dedita all’alcol che, per sopravvivere, inizia a falsificare lettere di scrittori famosi per venderle ai collezionisti. Rimarchevole l’interpretazione di Melissa Mc Carthy nel complesso ruolo della protagonista.

(Un film poetico che restituisce con efficacia l’ambiente degli scrittori squattrinati e talentuosi di Manhattan. 3 stelle)

(D+; Pv 3,99; Rk 3,99) 106 min.





Cyrano, Mon Amour (****)

di Alexis Michalik

Parigi, 1897


La creazione di una figura che forse ha decretato il più grande e famoso successo teatrale francese – Cyrano de Bergerac – viene narrata dalla parte del suo autore Edmond Rostand. È bene non lasciarsi condizionare dalla prevenzione del “già visto”. Si tratta infatti di una commedia deliziosa, dal ritmo incalzante e coinvolgente, ottimamente ambientata, diretta e recitata. Davvero un successo!

(Un film scoppiettante, a tratti esilarante e a tratti noioso. 3 stelle)

(Pv) 109 min.





Green Book (***1/2)

di Peter Farrelly

USA (New York e Stati del Sud), 1967


La vera storia di Tony Lip, buttafuori italoamericano al Copacabana, assunto per guidare e assistere il pianista afroamericano Don Shirley durante la sua tournée nel sud degli Stati Uniti. Una storia on the road di attori (bravissimi i due protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali, ma i comprimari non sono da meno), su razzismo e amicizia, molto curata nell’ambientazione e nei costumi, che coinvolge e seduce. Con alcuni momenti di grande cinema come quello nel bar dei neri dove il dott. Shirley improvvisa al pianoforte. Un premio Oscar davvero meritato.

(Un film su un tema presente nella produzione cinematografica – la segregazione razziale negli USA – elaborato attraverso la scelta di due figure per alcuni versi al limite: l’artista nero e l’assistente bianco. Questo conferisce al racconto e ai sentimenti positivi che restituisce una necessaria leggerezza. Non secondario il merito di mettere in luce il razzismo attraversando in maniera analitica i paesi del centro-sud nei primi anni ‘60, quelli dello scontro nel periodo dei Kennedy. Forse la conclusione è un po’ edulcorata, ma la storia è vera. 4 stelle)

(PV 3,99; Rk 3,99) 130 min.





le Invisibili (***1/2)

di Louis-Julien Petit

Parigi, 2018


Quando il centro diurno “Envol”, che fornisce assistenza alle donne senzatetto (che lì si presentano sotto pseudonimi), viene chiuso dalle autorità locali per tagli ai finanziamenti, le direttrici Audrey e Manu non si arrendono e aprono un laboratorio terapeutico con dormitorio clandestino. L’affiatamento e l’armonia tra le 4 brave attrici professioniste e le altre attrici – vere senzatetto – contribuisce a rendere ancora più intensa e toccante questa severa denuncia del regista verso il “sistema sociale” francese.

(Nonostante la sceneggiatura un po’ complicata, questo film merita attenzione perché tratta un tema insolito – la condizione delle donne senza tetto – mettendo l’accento sul disagio psichico. Altro tema rilevante è il rapporto tra il welfare di stato e il volontariato.3 stelle)

(Pv; Rk 3,99) 102 min.





Lazzaro Felice (***)

di Alice Rohrwacher

Italia Centrale


In questa sorta di favola, sospesa tra realtà e fantasia, Lazzaro è un giovane contadino di una ingenuità e bontà che rasenta la stupidità, amico di Tancredi, il viziato figlio di una marchesa, proprietaria di una piantagione di tabacco, che sfrutta gli operai come se fossero schiavi. La sceneggiatura, premiata a Cannes, punta su un realismo venato di poesia che ricorda quello di Ermanno Olmi.

(La mescolanza di ‘segni’ che rende impossibile fin dall’inizio contestualizzare la storia e la resurrezione di Lazzaro conferiscono al film il valore di una parabola che, come tale, colora di poesia il messaggio morale: la bontà è la sola possibilità di salvezza per l’umanità. L’ambizione non è sempre sorretta da una sceneggiatura convincente, ma i paesaggi calanchivi e alcune scene di costume della prima parte possono valere la visione. 3 stelle)

(Rp; Pv 3,99; Rk 3,99) 130 min.





Mr Long (****)

di Sabu

Tokyo, anni 2000


Mr Long è un sicario di Taiwan, abilissimo con il coltello e le arti marziali, che si diletta di cucina. Quando una missione a Tokyo fallisce, ferito si rifugia in un sobborgo degradato della città, venendo in contatto con un bimbetto, figlio di Lily, una prostituta tossicodipendente. La trama non è certo nuova, il film è particolarmente lento, alternando ai momenti di quiete ‘domestica’ eccessi di efferata violenza, ma alla fine – e anche grazie ad un finale certamente non banale – come si fa a non restare affascinati e sedotti da questo moderno eroe nero e dolente?!

(L’inverosimile – le prestazioni del sicario, l’incontro col bambino, le gesta della generosa comunità giapponese – è una possibile chiave di lettura del film che non si smentisce nella conclusione. Molto belle le scene e un’ambientazione nella Tokyo degli emarginati che esalta il contrasto con le immagini-copertina della capitale nipponica e di Taiwan.  4 stelle)

(Pv 4,99; Rk 4,99) 129 min.





l’Ospite (***)

di Duccio Chiarini

Roma, 2018


Quando il rapporto tra il 38enne Guido e la fidanzata 33enne Chiara va in crisi – per i dubbi di lei – lui se ne va di casa, trovando ‘ospitalità’ prima dai genitori, poi dagli amici, diventando lo scomodo testimoni dei loro problemi di coppia. Una commedia semplice e allo stesso tempo profonda che sa esplorare con affettuosa solidarietà la psicologia dei rapporti umani.

(Nella comune difficoltà a gestire sentimenti e affetti da parte della generazione messa sotto osservazione nel film, si nota la differenza fra gli uomini e le donne. Per queste ultime il lavoro costituisce una motivazione importante, che aiuta nei passaggi difficili. 3 stelle)

(Rp; Rk 4,99) 94 min.





il Regno (***1/2)

di Rodrigo Sorogoyen

Spagna, anni 2000


Manuel López Vidal è un vicesegretario regionale – astro nascente del proprio partito – destinato ad una luminosa carriera. Fino a quando la sua vita viene travolta da uno scandalo. Uno spaccato crudo e impietoso della politica e della corruzione spagnola. Un thriller dal ritmo serratissimo che, più che per la trama, si lascia apprezzare per l’intensità del protagonista (il bravissimo Antonio de la Torre) nei suoi sforzi per salvarsi dal disastro. E per il finale aperto (catartico?).

(Il film torna sulla ramificazione della corruzione nella politica e nella pubblica amministrazione in un paese retto da democrazie liberali come la Spagna di oggi: il finale aperto lascia un profondo senso di disagio. Un thriller teso dal primo all’ultimo minuto, che si avvale di un linguaggio espressionista. 3 stelle)

(Pv; Rk 3,99) 122 min.





Roma (****)

di Alfonso Cuarón

Città del Messico, 1971


La vita di una famiglia borghese che vive nel quartiere Colonia Roma di Città del Messico è rappresentata in questo accuratissimo affresco sociale e politico del Messico di quegli anni, ripreso dal regista in uno straordinario bianco e nero, con una attenzione ai dettagli e una delicatezza rara, attingendo ai ricordi di gioventù (avendo vissuto all’inizio degli anni ‘80 nello stesso quartiere). Snobbato dal grande pubblico, ma giustamente pluripremiato dalla critica col Leone d’oro a Venezia e tre oscar per la regia, la fotografia e miglior film straniero.

(L’interessante filo rosso che lega le sequenze di questo film-cronaca è il modo proprio della società messicana di ‘caricare’ sulla donna le conseguenze dell’amore e la fatica della gestione familiare, in una stagione di apertura dei costumi sociali e sessuali. La fotografia e il modo di trattare alcuni contesti richiamano quelli del neorealismo italiano, con l’utilizzo di un bianco e nero che, per esempio, ha contraddistinto l’opera di Fellini “La strada” o quella di De Sica “Miracolo a Milano”. 4 stelle)

(Nx) 135 min.





Stanlio e Ollio (***)

di Jon S. Baird

USA, anni ‘40 – primi ‘50


La fine della carriera della famosissima coppia comica è presentata con profondo rispetto e affetto dal regista, attento a sviluppare soprattutto i risvolti della grande amicizia e solidarietà tra i due attori. I due protagonisti (Steve Coogan e John C. Reilly) – davvero straordinari nel catturare la fisicità e le espressioni di Stanlio e Ollio, senza farne due caricature – contribuiscono, unitamente alla solida regia e all’accurata ambientazione, alla riuscita di questo atto d’amore per il mondo del cinema.

(Il film, che sa riproporre alcune fra le gag più famose coniugandole con una storia commovente, riesce a non scivolare mai nel banale. 3 stelle)

(Pv 2,99; Rk 3,99) 97 min.





Torna a casa, Jimi! – 10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro (***)

di Marios Piperides

Nicosia (Cipro), anni 2000


Jimi (come Hendrix) è un bastardino che sfugge al suo padrone, un musicista spiantato, finendo nella zona turca della città (ancora divisa in due dal 1974) in questa buffa, ingegnosa e intelligente commedia che invita ad approfondire il tema dei ‘confini’ e dei rapporti con i propri vicini.

(Attraverso una storia paradossale innescata dalla fuga di un cane, il film porta all’attenzione la particolare e poco nota situazione di Cipro. Il confine che divide, all’interno della capitale Nicosia, la repubblica europea da quella turca, il va e vieni degli abitanti dell’una parte e dell’altra che, senza nutrire ostilità’ ideologica o razziale gli uni verso gli altri, vivono difficoltà ordinarie e straordinarie. Un film tenero e divertente. 3 stelle)

(Pv 4,99; Rk 3,99) 92 min.





la Truffa dei Logan (***1/2)

di Steven Soderbergh

West Virginia (USA), anni 2000


Jimmy Logan, ex quarterback con una gamba offesa, e Clyde Logan, veterano dell’Iraq senza un braccio, decidono di organizzare una rapina all’autodromo di Charlotte, durante una importante gara (la Coca Cola 600). Il tema è lo stesso, ma i personaggi e l’ambientazione sono lontanissimi da quelli della serie Ocean’s Eleeven, firmata dallo stesso regista. Qui siamo davanti a poveracci, messi da parte, che si rivoltano contro il sistema. Personaggi ottimamente tratteggiati: goffi, credibili e spesso stralunati. Per un divertimento intelligente assicurato.

(Secondo i canoni di una “americanata”, il regista propone un film d’azione fra commedia e satira che porta sotteso un messaggio sociale: ciò che per gran parte del racconto appare immorale -nonostante il movente della ribellione verso l’ingiustizia – risulta una opzione alla Robin Hood. Con un’ultima scena opportunamente ambigua. 3 stelle)

(Pv 2,99; Rk 3,99) 119 min.





Tutti pazzi a Tel Aviv (***)

di Sameh Zoabi

Ramallah (Cisgiordania), ante 1967


Il 30enne nulla facente Salem viene assunto dallo zio produttore per collaborare alla sceneggiatura di una telenovela locale, ambientata poco prima della Guerra dei 6 Giorni e seguitissima da occupanti e occupati. Una divertente commedia (di produzione israeliana, con dialoghi in arabo, ebraico, inglese e francese), sempre in bilico tra ironia e satira, capace di mostrare quello che accade dentro e fuori dello schermo televisivo; ma soprattutto l’assurdità dell’occupazione di un luogo dove le persone condividono le stesse passioni.

(Il film nel film crea qualche inciampo, ma l’idea è molto interessante: la costruzione di una serie televisiva a Ramallah ambientata dopo il trattato di Oslo e prima della guerra dei 6 giorni nell’ottobre 1967. Un modo per mostrare possibilità di convivenza e contraddizioni forti che la controversia sul finale della fiction aiuta a cogliere nella dimensione umana e politica. Merita vederlo, senza perdersi nei va e vieni temporali che la vicenda comporta. 3 stelle)

(Rk 2,99) 97 min.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *