film2016

Indice

  1. Agnus Dei (****1/2)
  2. l’Altro volto della speranza (****)
  3. Aquarius (***)
  4. Captain Fantastic (***)
  5. le Confessioni (***)
  6. le Cose che verranno(***)
  7. Easy – Un viaggio facile facile (***)
  8. È solo la fine del mondo(***)
  9. Frantz (****1/2)
  10. the Handmeiden – Mademoiselle (***)
  11. In nome di mia figlia (***)
  12. Kedi – La città dei gatti (***)
  13. La La Land (***1/2)
  14. Libere disobbedienti innamorate (***)
  15. Lion – la strada verso casa (***)
  16. Mal di pietre (***)
  17. Manchester by the sea (***)
  18. il Medico di campagna (***1/2)
  19. Neruda (***)
  20. Paterson (***1/2)
  21. la Pazza Gioia (****)
  22. la Pelle dell’orso (***)
  23. Personal Shopper (***)
  24. a Quiet Passion (***)
  25. Scappa – Get Out (***)
  26. Silence (***)
  27. Sing Street (***1/2)
  28. Un padre, una figlia (***)
  29. La Verità negata (***)





Agnus Dei (****1/2)

di Anne Fontaine

Polonia, 1945


Il film è ispirato al diario della dottoressa francese Madeleine Pauliac che aiutò a partorire delle religiose stuprate dai soldati russi alla fine della guerra. Bellissimo e commovente, magicamente fotografato e magnificamente interpretato, capace di suscitare profonde riflessioni sui temi della violenza e della fede. Da non perdere.

(Condivido la recensione. 4 stelle)

(Yt) 115 min.





l’Altro volto della speranza (****)

di Aki Kaurismäki

Helsinki, anni 2000


Un piccolo imprenditore di mezza età lascia il lavoro e la moglie, vince al gioco e rileva un ristorante in periferia. Il film tratta del suo “incontro” con un rifugiato siriano in attesa di ottenere il permesso di soggiorno, ma con ben poche speranze. I temi dell’immigrazione e degli emarginati – tanto cari a Kaurismäki – sono trattati con la consueta affettuosa tenerezza e scaldano il cuore dello spettatore. Orso d’argento a Berlino per la regia.

(Quel che colpisce nei capolavori di Kaurismäki è la solidarietà fra gli umili. Una solidarietà spontanea, senza calcoli o ragionamenti. 4 stelle)

(Pv 3,99, Yt 4,99) 98 min.





Aquarius (***)

di Kleber Mendonça

Recife (Brasile), anni 2000


Clarala bravissima Sonia Braga è una critica musicale che vive sola ed é l’ultima residente di “Aquarius”, un palazzo borghese costruito negli anni ‘40 sul lungomare di Avenida Boa Viagem. Una società immobiliare ha già acquistato l’immobile per demolirlo e costruire un grattacielo (quante analogie con Milano!), ma Clara è decisa a non vendere l’appartamento in cui ha passato tutta la vita. Un film dai toni lenti, ma pieno di fascino, in cui il “passato”, le atmosfere e la musica, sono i veri protagonisti.

(Interessante scorcio di un Brasile lontano da Rio – a nord – dove la storia di una donna della borghesia colta, che abita un’affascinante casa con vista sul mare, si oppone all’aggressione della speculazione edilizia. Vita privata e denuncia sociale si tengono insieme grazie all’interpretazione convincente e coinvolgente della protagonista. 3 stelle)

(Rk 3,99) 140 min.





Captain Fantastic (***)

di Matt Ross

USA, anni 2000


Ben vive con la moglie e i sei figli, in completo isolamento nei boschi dello stato di Washington, cercando di recuperare un rapporto con la natura attraverso un intenso “allenamento” e rinunciando ad ogni elemento di modernità. Un evento luttuoso lo costringerà però a confrontarsi con il mondo reale. Davvero bravo ed intenso Viggo Mortensen nel ruolo del protagonista, sempre in bilico tra ideologia e fragilità.

(Un film che rischia di cadere nei luoghi comuni ma riesce ad evitarli. Interessante anche per l’attualità del tema. 3 stelle)

(Pv 4,99, Rk 5,99) 120 min.





le Confessioni (***)

di Roberto Andó

Heiligendamm (Germania), anni 2000


In un albergo di lusso sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia per approvare una manovra che avrà pesanti ricadute su molti paesi. Il direttore del Fondo monetario ha invitato anche personalità estranee al mondo finanziario, fra cui un frate (interpretato da Tony Servillo). Il film, non facile né totalmente risolto, affronta con serietà i temi del potere e degli uomini che lo detengono, sostenuto da un’ottima prova del gruppo di attori (una menzione per il citato Servillo e per Pier Francesco Savino).

(Film volutamente criptico e che, per questo, appare irrisolto. Costruito assemblando immagini e dialoghi mai banali per un tema che non poteva essere didascalico. 3 stelle)

(Rp, Pv3,99, Rk3,99) 100 min.





le Cose che verranno(***)

di Mia Hansen-Løve

Parigi, anni 2000


Nathalie è un’insegnante di filosofia in una scuola superiore di Parigi. Dopo 25 anni di matrimonio e vita serena una serie di eventi negativi (accaduti tutti insieme?!) le fanno crollare il mondo addosso. La consueta bravura di Isabelle Huppert riempie e sostiene un film che indaga sull’avanzare dell’età e sui diversi modi di essere degli individui.

(Il divenire “normale” di una famiglia del ceto medio parigino, visto dalla parte di una protagonista che lo vive senza concedersi una tregua e/o un ripensamento. 3 stelle)

(Pv 3,99) 100 min.





Easy – Un viaggio facile facile (***)

di Andrea Magnani

Italia – Ucraina, anni 2000


Il 35 enne Isidoro (Easy), obeso, depresso e sotto agli psico-farmaci, vive in casa con la madre. Un giorno il fratello “imprenditore” gli chiede di portare in Ucraina la bara di un suo operaio morto in cantiere. Un film coraggioso dell’esordiente regista, pieno di malinconia e tenerezza, questo viaggio on the road dal nord est Italia ai Carpazi, funestato dal meteo avverso, ricorda i temi e le atmosfere de “il Responsabile delle risorse umane” (2010).

(Il film, opportunamente giudicato non banale, pone tre temi in maniera non ugualmente forte. Il primo è il male del vivere e la solitudine del protagonista – quanto rappresenta una generazione?; il secondo riguarda l’Ucraina prima della guerra con la Russia, un paese agricolo generoso e pieno di contraddizioni; il terzo le morti nei cantieri e la clandestinità affrontate con noncuranza dagli imprenditori. 3 stelle)

(Rk 3,99) 91 min.





È solo la fine del mondo(***)

di Xavier Dolan

Canada, anni 2000


Dopo essere stato lontano 12 anni, Luis, celebre drammaturgo, ritorna a casa per annunciare la sua morte imminente. Due anni dopo “Mommy”, il giovane regista canadese torna a vivisezionare la complessità e i drammi delle relazioni famigliari con stile scarno ed essenziale e una efficacissima fotografia giocata sugli intensi primi e primissimi piani dei bravi attori (Vincent Cassel e Marion Cotillard tra gli altri).

(Il regista di Mommy conferma l’eleganza del suo tratto e dei suoi temi. Ricorda un grande regista di cui non parla più nessuno: Kieslowsky. Il tema va oltre l’ambientazione in quanto centra gli irrisolti – e spesso irrisolvibili – conflitti e dolori in famiglie dove spicca una figura egemone per talento e trasgressione. 4 stelle)

(Rk 3,99) 95 min.





Frantz (****1/2)

di François Ozon

Quedlinburg (Germania), 1919


Dopo la fine della prima guerra mondiale la giovane Anna si reca ogni giorno al cimitero dove riposa Frantz, il suo fidanzato morto al fronte. Un giorno vi incontra Adrien, un giovane che le dice di averlo conosciuto. Con questo film, delicato e profondo, girato prevalentemente in bianco e nero, il prolifico regista francese firma un capolavoro. Affrontando con una sensibilità unica il tema della guerra – dei vincitori e dei vinti – e disegnando personaggi di straordinaria profondità (una menzione per la sublime protagonista Paula Beer), coinvolge lo spettatore nel profondo. Davvero da vedere o rivedere!

(Un capolavoro, nei personaggi, nei dialoghi, nelle immagini. Aggiungerei l’interesse per una interpretazione dei danni della guerra sulla mente delle persone e per l’uso del colore nelle sequenze riferite alle ricostruzioni raccontate e solo immaginate. 4,5 stelle)

(Pv) 113 min.





the Handmeiden – Mademoiselle (***)

di Park Chan-wook

Corea, anni ‘30


Nella Corea occupata dai giapponesi una giovane ladruncola viene coinvolta in una truffa ai danni di una ricca dama nipponica. Ma l’epilogo non è quello atteso dal suo ideatore. L’ottima regia traspone sullo schermo il romanzo “Ladra” di Sarah Waters indagando i temi dell’oppressione di una intera nazione e della riconquista della libertà personale da parte delle protagoniste.

(Una favola noir – erotica attraverso la quale si coglie la contaminazione di culture quando la Corea era sotto il dominio giapponese. 3 stelle)

(DVD ibs 7,99) 144 min.





In nome di mia figlia (***)

di Vincent Garenq

Francia e Germania, 1982 – anni 2000.


Il 10 luglio 1982 André Bamberski (interpretato dal dolente e intensissimo Daniel Auteuil) riceve una telefonata in cui la ex moglie gli comunica la morte della figlia quattordicenne Kalinka, che stava passando le vacanze in Germania con la madre e il patrigno, il dottor Dieter Krombach. Un film drammaticamente duro, basato su una storia vera, che racconta l’odissea di un padre alla ricerca di giustizia, contro tutto e tutti.

(Un thriller che ricorda certo Hitchcock – Intrigo internazionale, La donna che visse due volte – con temi – la giustizia fai da te, le politiche internazionali – molto attuali. La collaborazione fra Stati europei ne viene fuori con le ossa rotte. 3,5 stelle)

(Pv 4,99, Rk 3,99) 87 min.





Kedi – La città dei gatti (***)

di Ceyda Torun

Istanbul, anni 2000


Praticamente un documentario, in cui la regista turca racconta la sua città e i suoi abitanti attraverso l’interazione con una serie di gatti (kedi, in turco) randagi, seguiti amorevolmente con la cinepresa, passo dopo passo, nelle loro peregrinazioni e nei loro incontri. Lo si raccomanda anche ai non amanti dei gatti, in quanto sicuramente in tema con la filosofia di questa rassegna.

(In questo film non va considerato solo il protagonismo dei gatti, soprattutto da parte di coloro che non ne sono particolarmente innamorati. Piuttosto interessante è cogliere, sottotraccia, una dimensione di Istanbul sconosciuta ai più, una metropoli sul mare che ha stabilito una forma insolita di convivenza con i tanti gatti randagi arrivati con le navi. Un modo per mettere a fuoco anche i cambiamenti in corso nella città a seguito del forte sviluppo. 3 stelle)

(Rk 4,99) 80 min.





La La Land (***1/2)

di Damien Chazelle

Los Angeles (USA), anni 2000


Lei aspirante attrice e cameriera in un bar, lui appassionato jazzista che aspira ad aprire un locale tutto suo. Si incontrano, si innamorano, si lasciano; in questo musical hollywoodiano di grande successo, pluripremiato agli oscar e ottimamente interpretato da Ryan Goslin ed Emma Stone (coppa volpi femminile a Venezia). Rimarchevoli anche la regia, la sceneggiatura e, ovviamente, la colonna sonora.

(Una struggente storia d’amore in un musical ben strutturato, con due straordinari attori, Ryan Goslin e Emma Stone. 4 stelle)

(Pv, Rk 3,99) 126 min.





Libere disobbedienti innamorate (***)

di Maysaloun Hamoud

Israele, anni 2000


Tre giovani donne condividono un appartamento a Tel Aviv. In questa piccola commedia al femminile, la regista esordiente tratta con sensibilità e delicatezza i temi dell’amicizia, dei pregiudizi e dell’indipendenza delle donne. Il banale e poco centrato titolo in italiano andrebbe sostituito con la traduzione corretta di quello originale (Bar Bahar: “Tra terra e mare” in arabo e “Né qui né altrove” in ebraico).

(Un interessante spaccato della società israeliana, dove il 20% della popolazione non è ebrea, ma palestinese di religione mussulmana, cui si aggiunge una significativa presenza cristiana. E’ il contesto nel quale la regista ha scelto di collocare la sua storia di tre donne arabe che, nella diversità, interpretano una medesima ricerca di libertà e di uguali diritti nei confronti degli uomini. Una ricerca che non si risolve, ma resta in mezzo, come il titolo originario esprime meglio. 3 stelle)

(Pv, Rk 3,99) 96 min.





Lion – la strada verso casa (***)

di Garth Davis

India, 1986


Un bimbo di cinque anni si addormenta in stazione; poi, cercando il fratello che lavora lì, sale su un treno in partenza e percorre 1600 chilometri scendendo infine a Calcutta. Non conoscendo il bengalese e incapace di dare indicazioni sulla sua famiglia, alla fine viene adottato da una coppia australiana. Dopo 25 anni si rimette in viaggio alla ricerca dei suoi genitori. Sembra la trama di un film, ma è una storia vera. E la registra la presenta con sobrietà portando a riflettere sui temi dell’adozione e sull’incontro tra culture diverse.

(Una famiglia benestante che vive in Tasmania e una poverissima che vive in un villaggio indiano lasciano un’impronta forte nel giovane protagonista. Come spesso capita nelle adozioni, il bambino diventato adulto non può resistere al bisogno di ritrovare la sua famiglia naturale. Esperienze di vita radicalmente diverse e affetti profondi in questo caso sembrano poter convivere. 3,5 stelle)

(Nx, Rk 3,99) 129 min.





Mal di pietre (***)

di Nicole Garcia

Francia, secondo dopoguerra


In Provenza Gabrielle è una irrequieta ragazza costretta dalla famiglia a un matrimonio combinato. In questo dramma sentimentale, seguendo il destino della protagonista (l’intensa e sempre più brava Marillon Cotillard), l’ottima regia (femminile) mette in luce la dolorosa situazione di tante donne private della propria libertà, mostrando comunque attenzione per i personaggi maschili, narrati con affetto e sensibilità rara.

(Una storia di disagio interiore, intensa e appassionante, ambientata in Provenza durante la guerra francese in Indocina. Evoca l’ambiente de “La montagna incantata” di Thomas Mann. 3,5 stelle)

(Pv 4,99) 116 min.





Manchester by the sea (***)

di Kenneth Lonergan

USA – New England, anni 2000


Dopo la morte del fratello che lo ha nominato tutore di suo figlio 16 enne, un idraulico di Boston è costretto a tornare nella sua città natale (Manchester) e a fare i conti con il suo passato e la sua vita. Un film lento e rarefatto, in cui predomina la tristezza dei personaggi, esplora sentimenti come il senso di colpa e del dovere e l’inadeguatezza nei confronti dl prossimo. Un protagonista (Casey Affleck) straordinariamente bravo in questo film struggente e bello.

(Un dolore assoluto che non può essere detto, che si manifesta con la rinuncia a godere della vita sopravvivendo, e con qualche scatto di rabbia. Alla buona interpretazione del protagonista si accompagna la scelta di un ambiente non solare ma acquietante: il mare e le viste da lontano della città. 3,5 stelle)

(Pv 3,99, Rk 3,99) 135 min.





il Medico di campagna (***1/2)

di Thomas Lilti

Francia del nord, anni 2000


Jeanne Pierre è il medico condotto di un piccolo paese di campagna, stimato e amato da tutti. Quando si ammala viene affiancato da Nathalie, una ex infermiera, da poco laureata. Questo film analizza la situazione sanitaria francese nelle zone periferiche, avvincendo e convincendo grazie alla riuscitissima interpretazione dei due intensi ed accattivanti protagonisti (i bravi Marianne Denicourt e François Cluzet, qui davvero al suo massimo livello).

(Un film, ben interpretato, che nella sua linearità rasenta la cronaca. Solleva temi universali come l’etica del medico e motivi di dibattito attuale come l’importanza del dottore di base e la gestione delle malattie degli anziani e di una popolazione che vive in zone rurali. A questo va aggiunto l’interesse per uno spaccato di vita della provincia francese del nord. 3 stelle)

(Rk 3,99) 102 min.





Neruda (***)

di Paolo Larrain

Cile, 1948


Il senatore Pablo Neruda viene messo sotto accusa dal Presidente Videla per aver accusato il governo di tradire il partito comunista e diventa il ricercato n. 1 della polizia. Dal regista de “No – i Giorni dell’arcobaleno” (2012) ci viene proposto un film acuto, ben diretto ed interpretato, che si muove tra realismo e finzione, storia e leggenda, indagando un pezzo di storia del Cile attraverso le sue opposte fazioni politiche.

(Un film ambizioso che non riesce a rendere appieno la figura di Neruda – la lettura fuori campo dei suoi testi resta poco comprensibile – nè a mettere a fuoco il contesto in maniera equilibrata. Merita comunque una segnalazione per la rilevanza della figura e del momento nella storia del Cile. 3 stelle)

(Pv 4,99, Rk 5,99) 107 min.





Paterson (***1/2)

di Jim Jarmusch

Paterson (New Jersey), anni 2000


L’autista di bus di linea Paterson vive con la premurosa moglie Laura nell’omonima cittadina. Il regista li segue per 7 giorni nella loro ordinaria esistenza, raccontandoli con grazia e sfumature e facendoceli amare.

(Un film che è poesia verbale e visiva, restituita con una trama-non trama. Interessanti le viste còlte dai finestrini dell’autobus e la gente che si avvicenda lungo il percorso: flashes su una città media del New Jersey. 4 stelle)

(Rp, Pv, Rk 3,99) 113 min.





la Pazza Gioia (****)

di Paolo Virzì

Colline pistoiesi, anni 2000


Due donne, diversissime tra loro e considerate socialmente pericolose, si incontrano in una comunità terapeutica per pazienti con disturbi mentali. Sono una contessa colta, snob e ricca di famiglia (Valeria Bruni Tedeschi) e una giovane introversa e violenta, dal fisico scheletrico segnato da cicatrici e tatuaggi (Michaela Ramazzotti). Questo capolavoro di Paolo Virzì, profondo e leggero allo stesso tempo, basa la sua forza e il suo successo sull’interazione e l’alchimia che nasce tra le due – interpretate dalle bravissime attrici, qui davvero in stato di grazia -, e ci fa sorridere, emozionare e palpitare con una storia di amicizia e riscatto indimenticabile.

(Film tenero e divertente, due dimensioni interpretate dalle protagoniste (brava Michela Ramazzotti e bravissima Valeria Bruni Tedeschi). Si ripropone il tema, mai risolvibile una volta per tutte, del trattamento dei malati mentali, in un paesaggio (la campagna lucchese) e in un ambiente (le relazioni tra medici, assistenti e malati) che nell’insieme rendono al vicenda inaspettatamente lieve. 3,5 stelle)

(Rp, Pv 3,99, Rk 3,99) 113 min.





la Pelle dell’orso (***)

di Marco Segato

Dolomiti, anni ‘50


In un piccolo borgo delle Dolomiti vivono Pietro (interpretato dal misurato e dolente Marco Paolini), un 50 enne solitario, sconfitto dalla vita e dedito al vino, e suo figlio Domenico, un adolescente introverso e selvatico. Un giorno l’uomo decide di accettare, per scommessa, di catturare un orso che terrorizza il paese; anche – o soprattutto – nel tentativo di recuperare il rapporto perduto con il figlio. La natura e le vette dei monti a fare da protagoniste, più che da quinta, in un film che riecheggia le atmosfere di Ermanno Olmi.

(La Val Zoldana, una delle meno conosciute delle Dolomiti, è protagonista in questo film. L’altro protagonista è il ragazzino, laborioso e determinato, che riesce a dare dignità all’infelice storia della sua famiglia. 3 stelle)

(Rp, Rk 3,99) 92 min.





Personal Shopper (***)

di Olivier Assays

Parigi, anni 2000


Maureen, la personal shopper di una star, è affetta dalla stessa malattia cardiaca per cui è morto il fratello; ed è anche una medium. Un film non facile da digerire, in bilico tra il thriller e l’horror soprannaturale, che si sviluppa su più linee di racconto, forse anche sconclusionato, eppure notevole per l’interpretazione della bravissima protagonista (Kristen Stewart), le atmosfere, la fotografia e la regia (Palma d’oro a Cannes). O lo si ama o lo si odia.

(Il mondo reale di una personal shopper, sempre in viaggio con scooter e treno per fare acquisti costosissimi, e un aldilà che si insinua per doti mediatiche, si intersecano in un film complesso e a momenti intricato. Io sono dalla parte di coloro che amano il modo nel quale il regista di Sils Maria intreccia le dimensioni dell’umano. Straordinaria l’interpretazione della protagonista. 3,5 stelle)

(Rp, Pv) 105 min.





a Quiet Passion (***)

di Therence Davies

Ambers (Massachussets), 1830-1886


Film sulla vita della poetessa Emily Dickinson (ottimamente interpretata dalla misurata e intensa Cynthia Nixon), con particolare attenzione alla sua progressiva chiusura al mondo esterno e alla contestuale apertura del suo cuore alla poesia e ad una visione moderna delle cose. Rimarchevoli l’ambientazione e la fotografia.

(Una biografia non banale, che concentra l’attenzione sui sentimenti delle persone e su un’epoca cruciale per gli Stati Uniti e per i diritti delle donne. La condizione che nel cuore dell’Ottocento genera una poesia del dolore cui non sono estranei anche altri poeti europei. 4 stelle)

(PV 4,99, Rk 3,99) 103 min.





Scappa – Get Out (***)

di Jordan Peele

USA, anni 2000


Chris, giovane fotografo afroamericano, si reca nel fine settimana con la fidanzata Rose nella tenuta dei genitori di lei (bianchi), ancora ignari del colore della sua pelle. Non si tratta di un remake del famosissimo “Indovina chi viene a cena?”, ma di un convincente thriller-horror, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, in cui le regole di genere vengono prima rispettate, poi ribaltate. Ottima la suspence, venata di sarcasmo; e trasparente la denuncia dell’ipocrisia imperante nella società USA.

(Un modo sui generis, il dark thriller, per indagare le tante forme di razzismo. In particolare quelle cui può portare certo progressismo. 3 stelle)

(Nx, Pv 3,99, Rk 3,99) 103 min.





Silence (***)

di Martin Scorsese

Giappone, metà ‘600


Il film, tratto dal romanzo storico “Silenzio” di Shūzako Endō, racconta il viaggio in Giappone di due giovani missionari gesuiti portoghesi alla ricerca del loro maestro spirituale, padre Ferreira, accusato di apostasia, e della persecuzione subita per mano dei feudatari e samurai che dominano il paese. Ottime la regia e la prova degli attori. Laico, duro, tragico, anche disturbante per la violenza delle atroci torture. Non fornisce risposte, ma porta comunque ad interrogarsi sul mistero della fede e sul coraggio dell’uomo mosso dai propri ideali.

(Un film sul martirio, sul significato che assume nei diversi soggetti e sul suo senso. Soprattutto una riflessione sul cristianesimo e sulle implicazioni del proselitismo in un paese con religione forte e identitaria: il caratteristico sincretismo nipponico. Temi indubbiamente rilevanti, ma eccessiva la lunghezza del film, con qualche compiacimento e la recitazione non sempre convincente. 3 stelle)

(Rp, Rk 3,99, Pv 7,99) 155 min.





Sing Street (***1/2)

di John Carney

Dublino, anni ‘80


Un 16 enne, costretto a cambiare quartiere e scuola per le difficoltà economiche dei genitori e vittima di bullismo da parte dei nuovi compagni di scuola, per conquistare la coetanea più carina fonda una pop band. Un gioiellino di film musicale, solare, colorato, sorridente, mai banale; con giovani attori sconosciuti nei panni di personaggi di una simpatia irresistibile e contagiosa. Davvero una chicca da raccomandare!

(Adolescenza complicata in un paese di emigrazione. La band come collaudata medicina che prospetta possibilità per chi non ha niente da perdere. Carino. 3 stelle)

(Pv 2,99, Rk 3,99) 106 min.





Un padre, una figlia (***)

di Christian Mongiu

Romania, 2015


Romeo, medico in una cittadina in Transilvania, ha fatto di tutto per riuscire a far ammettere sua figlia Eliza in una prestigiosa università inglese. Ma prima che ciò avvenga la ragazza viene aggredita e il suo rendimento scolastico ne risente; e il padre progetta di farsi giustizia da sé. Sullo sfondo di un paese ancora in crisi nonostante la ritrovata democrazia, il regista mette in scena un’odissea ben scritta e rappresentata con lunghi piani sequenza, personaggi e dialoghi credibili, che alla fine riesce a coinvolgere lo spettatore.

(Un ritratto impietoso della Romania contemporanea (2015), dove la scelta è fra emigrare o rimanere accettando i compromessi per poter andare avanti. 3 stelle)

(Pv 3,99, Rk 3,99) 128 min.





La Verità negata (***)

di Mick Jackson

Regno Unito, 1994


Ispirato a una vicenda realmente accaduta e al romanzo autobiografico scritto da Deborah E. Lipstadt, racconta la battaglia legale promossa dall’autrice contro il negazionista David Irving, per sostenere la verità dell’Olocausto perpetrato dai Nazisti contro gli ebrei durante la seconda Guerra mondiale. Un film sobrio, misurato e maturo, senza alcuna concessione alla spettacolarità e ottimamente interpretato dai due protagonisti (Rachel Weistz e Timoty Spall) e da Tom Wilson nel ruolo dell’avvocato di parte civile.

(Film molto british (anche per le modalità di funzionamento della giustizia) che al traguardo cede all’emozione del lieto fine. Un’interessante riflessione su come la memoria dell’Olocausto possa sopravvivere alla scomparsa degli ultimi testimoni diretti e, in secondo piano, sul rapporto fra documentazione storica e intenzionalità dello storico. 3 stelle)

(Pv 2,99, Rk 3,99) 110 min.

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