Indice
- il Caso Spotlight (***1/2)
- Chef – La ricetta perfetta (***)
- Chi è senza colpa (***1/2)
- il Clan (***1/2)
- il Condominio dei cuori infranti (***)
- Dheepan – una nuova vita (****)
- the Judge (***1/2)
- la Legge del mercato (***)
- Little Sister (***)
- Mia madre (***1/2)
- Mustang (***1/2)
- Non essere cattivo (***)
- Perfect Day (****1/2)
- il Ponte delle spie (***1/2)
- Quel fantastico peggior anno della mia vita (***)
- Rams – storia di due fratelli e otto pecore (***1/2)
- Remember (***)
- l’Ultimo lupo (***)
il Caso Spotlight (***1/2)
di Thomas McCarthy
Boston, 2001
Il film ricostruisce e ripercorre, con scrupolo e rigore, l’inchiesta giornalistica, condotta dal nuovo direttore del Boston Globe, sui preti cattolici pedofili della diocesi di Boston. Un film serio, avvincente, senza cadute di tensione o di stile, giustamente premiato con due oscar (film e sceneggiatura).
(Un film d’inchiesta su un tema indubbiamente rilevante. Un faro sulla società di Boston di fine secolo. Il ritmo serrato va a scapito della piena chiarezza informativa. 3 stelle)
(Pv 3,99; Rk 3,99) 128 min.


Chef – La ricetta perfetta (***)
di Jon Favreau
USA, anni 2000
Una volta licenziato, Carl Casper, celebre chef di Los Angeles, decide di noleggiare un furgone su cui propone del cibo di strada. In questa delicata e sorridente commedia “culinaria”, il regista lo segue con affetto in un viaggio – documentato sul web dal figlioletto Percy – che parte da Miami, passando per New Orleans e il Texas. Un film solare e ottimista, davvero gradevole, ben diretto e recitato da un cast importante particolarmente affiatato, valorizzato dalla colonna sonora latineggiante e dalle riprese del territorio attraversato.
(Un film piacevole per chi gradisce fare un minitour on the road del sud degli Sati Uniti, lungo il golfo del Messico – ri-denominato da Trump Golfo d’America – e per chi apprezza l’arte culinaria. 3 stelle)
(PV, Rk 6,99) 115 min.



Chi è senza colpa (***1/2)
di Michael R. Roskam
Brooklyn (USA), anni 2000
Il taciturno Bob fa il barman nel locale già del cugino Marv (James Gandolfini nella sua ultima interpretazione) e ora di proprietà della mafia cecena, che lo utilizza per un giro di scommesse clandestine e per riciclare denaro sporco. Ottimo noir, tratto da un racconto di Dennis Lehane (autore di romanzi che hanno ispirato altri registi, il più famoso dei quali è sicuramente Mystic River di Eastwood), in cui l’attenzione e la cura del regista per l’ambientazione e la psicologia dei personaggi non toglie un grammo alla tensione narrativa, ma costituisce, al contrario, un valore aggiunto del film. Tra gli interpreti, oltre al già citato Gandolfini, merita una menzione speciale Tom Hardy, nei panni di Bob, un anti-eroe perfetto, dolente e ricco di sfumature, a cui è impossibile
non “volere bene”
(Espressioni di gentilezza ed affettività coesistono con una lucida e spietata violenza. Una bella sintesi si trova nella battuta finale del poliziotto: “Li prendi tutti di sorpresa, vero Bob?”. 3 stelle)
(D+, Pv 3,99; Rk 3,99) 106 min


il Clan (***1/2)
di Paolo Trapero
Buenos Aires, 1982-1985
Mentre la dittatura è al tramonto e la “democrazia” tenta di imporsi, la famiglia piccolo-borghese Puccio (padre patriarca autoritario, madre e cinque figli, di cui uno astro nascente del rugby) conduce una vita apparentemente tranquilla. Il film, un thriller nero e terribile, racconta fatti realmente accaduti tramite flashback, inducendo lo spettatore (sbigottito) ad interrogarsi sui guasti della “società”.
(La “banalità del male” in Argentina potrebbe essere il claim di questo film. 3,5 stelle)
(Rp; Pv 3,99; Rk 3,99) 108 min.


il Condominio dei cuori infranti (***)
di Samuel Benchetrit
Francia, anni 2000
In un palazzo popolare di periferia di una cittadina francese vivono una signora immigrata da tanti anni, un uomo solitario e un impertinente adolescente: tutti in attesa di qualcosa o di qualcuno che li faccia evadere dalla loro stanca routine. E questo accade! Sorrisi e malinconia, solidarietà e riscatto sociale, situazioni surreali e tanta empatia per i personaggi rendono veramente godibile questo piccolo grande film.
(Seppur surreale per le circostanze e la scelta di un ambiente sgangherato, il film riesce a comunicare sentimenti di tristezza e di amore. 3 stelle)
(Pv; Rk 3,99) 100 min.



Dheepan – una nuova vita (****)
di Jacques Audiard
Parigi, anni 2000
Un guerrigliero Tamil cingalese riesce a fuggire dal suo paese e a emigrare in Francia, fingendosi marito di una giovane profuga e padre di una bimba orfana. Contestatissima palma d’oro a Cannes – a presiedere la giuria erano i due fratelli Coen– questo film del prolifico regista francese (autore de “il profeta”, “un sapore di ruggine e ossa” e del recente “Emilia Perez”) è un intenso e coinvolgente dramma sociale sulla ineluttabilità della violenza che a me è piaciuto veramente molto.
(Il film, attraverso una storia singolare, accosta due situazioni di diversa violenza, quella della guerra civile cingalese e quella della promiscuità nella banlieu francese. Violenza, ma anche speranza di trovare una diversa condizione di vita. 4 stelle)
(Rp; Pv; Rk 3,99) 109 min.



the Judge (***1/2)
di David Dobkin
Indiana (USA), anni 2000
Un giovane rampante e spregiudicato avvocato di Chicago, alla morte della madre, si reca per il funerale nella città natale ritrovando due fratelli, una ex e il vecchio, integerrimo e inflessibile padre – giudice locale – da sempre critico nei suoi confronti. Quando sta per ripartire… Davvero un ottimo legal-thriller centrato sul conflitto padre-figlio, teso e avvincente, sostenuto da una perfetta sceneggiatura e, soprattutto, dalle magistrali recitazioni di due grandissimi attori in stato di grazia (l’allora 83enne Robert Duvall – misurato e intenso come forse mai – e Robert Dovney Jr alla sua migliore interpretazione).
(Un thriller giudiziario che mette insieme tante, forse troppe, questioni e dura oltre il dovuto. Tra queste: i condizionamenti della vita in una piccola citta (nell’Indiana), i sistemi di valore e le contraddizioni insiti nel lavoro di un avvocato (le diverse interpretazioni dell’advocacy). Tutto questo nei rapporti e nei dialoghi fra padre e figlio che intercalano la storia. Ottima la recitazione. 3 stelle)
(Nx, Pv 3,99; Rk 7,99) 141 min.



la Legge del mercato (***)
di Stéphane Brizé
Francia, anni 10 del Duemila
Meritatissima palma d’oro per l’interpretazione (all’apparenza minimalista e misurata, ma intensissima e dolente) di Vincent Lindon nel ruolo di un cinquantenne con moglie casalinga e figlio disabile, in cerca di lavoro perché licenziato dall’azienda in cui lavorava da 25 anni. Una regia asciutta e realistica lo segue e accompagna senza sottofondi musicali e alcuna concessione alla retorica.
(Un tema decisamente politico e facilmente incline a un trattamento ideologico diventa, invece, un ritratto doloroso di quella parte di ceto medio che rischia di scivolare nella povertà. 4 stelle)
(Amazon DVD 9,99) 92 min.


Little Sister (***)
di Hirokazu Korreda
Kamakura (Giappone), anni 2000
Al funerale del padre, che le aveva abbandonate 15 anni prima, tre sorelle conoscono la piccola Suzu, loro sorellina avuta dalla nuova compagna dello stesso, e la invitano nella casa della nonna materna dove vivono. Film quieto e delicato, fatto di piccoli gesti quotidiani, senza colpi di scena, eppure in grado di affascinare e coinvolgere lo spettatore nei suoi lenti ritmi quotidiani, è la cifra di questa sorta di “diario di una città di mare” (da cui il titolo originale).
(Un raro film sulla provincia giapponese che aiuta a capire malinconia, riservatezza e grande cura delle piccole cose. 3,5 stelle)
(Pv 1,99) 128 min.



Mia madre (***1/2)
di Nanni Moretti
Roma, anni 10 del Duemila
Forse il più maturo, serio, intenso e commovente film di Nanni Moretti, con ottimi attori e una Margherita Buy superlativa. Consigliato anche ai non estimatori del pluripremiato regista.
(Troppi fronti per Margherita: la madre malata, la figlia che non studia, il marito e l’amante inconsistenti, l’attore bizzoso, il lavoro… e se stessa. La perdita della madre rende evidente quanto siano irrisolte le vite dei due figli. 3,5 stelle)
(Rp, Pv 3,99; Rk 3,99) 106 min.



Mustang (***1/2)
di Deniz Gamze Ergüven
Turchia, anni 10 del Duemila
5 sorelle orfane vivono chiuse in casa in un villaggio turco a 1.000 chilometri da Istanbul. Opera prima di una giovane regista affronta e denuncia con grazia e leggerezza rare il dispotismo maschile e l’oppressione delle donne. Premiato a Cannes e candidato all’Oscar per il miglior film straniero (altrimenti difficilmente sarebbe “passato” nelle sale).
(Una costante del cinema turco è la condizione femminile. Questo film mette il tema al centro con toni forti, scegliendo una storia che sembra riecheggiare “Piccole donne crescono”, anche se il messaggio, in questo caso, è la ribellione necessaria. 3,5 stelle)
(Rk 3,99) 94 min.



Non essere cattivo (***)
di Claudio Caligari
Ostia, anni 90 del Novecento
Cesare e Vittorio, amici d’infanzia, vivono e spacciano per drogarsi. Echi e atmosfere pasoliniane in questo intenso e struggente film, 3° e ultimo del regista romano, morto a 67 anni appena terminato di montarlo: una drammatica fotografia della piaga della droga.
(Il riferimento a Pasolini è più che mai opportuno, non solo per l’ambientazione, ma anche perché il film è tutto centrato sull’umanità dei personaggi e sull’autenticità dei loro sentimenti. Molto bravi gli attori. 3,5 stelle)
(Rp) 100 min.


Perfect Day (****1/2)
di Fernando León de Aranoa
Bosnia, novembre 1995.
Nei giorni in cui fu firmata la pace, la giornata tipo di un gruppo di assistenti umanitari nei Balcani. Quasi un documentario sull’attività dei volontari in una zona di guerra. L’ottima regia e la prova degli attori (Benicio del Toro e Tim Robbins su tutti) consente di ascriverlo tra i capolavori; una stella in più per la struggente canzone sui titoli di coda.
(Rende perfettamente l’idea di cosa sia il tempo, a cavallo fra la guerra e la pace. Chi lavora in questa difficile transizione si trova a vivere contraddizioni difficili da immaginare, ma che possono essere interpretate con ironia. 4 stelle)
(Pv, Rk 3,99) 106 min.



il Ponte delle spie (***1/2)
di Steven Spielberg
USA, 1957
In piena guerra fredda l’avvocato d’assicurazioni Jim Donovan (Tom Hanks) è incaricato suo malgrado di difendere il colonnello Abel (Mark Rylance), spia russa. Due attori in stato di grazia, una sceneggiatura impeccabile e una pregevolissima fotografia elevano questa elegante, tesa e intensa spy-story molto al di sopra degli altri film di genere.
(Sottoscrivo la recensione. 3,5 stelle)
(Rk 3,99) 140 min.




Quel fantastico peggior anno della mia vita (***)
di Alfonso Gomez-Rejon
Pittsburgh (USA), anni 2000
Il film tratta, con sobrietà e delicatezza rare, la “forzata” amicizia tra due adolescenti (lei malata di leucemia) e del loro percorso di formazione. Nonostante la drammaticità del tema (la morte in giovane età) riesce, nello stesso tempo, a far sorridere, commuovere e “pensare”, senza alcuna sbavatura melodrammatica o caduta di tono. Davvero consigliato!
(Bellissimo. Un’opera d’arte informale. 4 stelle)
(Pv 3,99; Rk 3,99) 104 min.



Rams – storia di due fratelli e otto pecore (***1/2)
di Grímur Háconarson
Islanda, anni 2000
Gummi e Kiddi, i migliori allevatori di pecore della zona, vivono in due fattorie di uno sperduto paesino islandese… e non si parlano da 40 anni. Un film con una trama semplicissima, lento e senza alcun effetto speciale; eppure di forte impatto visivo ed emotivo, anche grazie alla bellezza e solitudine dei panorami (e dei personaggi).
(Le pecore sono la ragione di vita di una comunità e condizionano il rapporto fra i due fratelli. Film straniante, che consente di comprendere un po’ quel paese lontano e il dramma di quando l’epidemia falcidia le greggi. 4 stelle)
(Pv; Rk 3,99) 92 min




Remember (***)
di Athom Egoyan
USA e Canada, anni 2000
Zev, vedovo ebreo malato di Alzheimer, lascia l’istituto per anziani in cui è ricoverato e, “guidato” da una lettera del suo ex commilitone Max, si mette alla ricerca dell’ufficiale nazista che ad Auschwitz sterminò le famiglie di entrambi. Film intenso e dolente, sorretto da un’ottima regia e dalla straordinaria interpretazione di Christopher Plummer nel ruolo di Zev, con un colpo di scena finale originale, ma non apprezzato da tutti a Venezia, dove è stato presentato in concorso.
(Il tema della vendetta si intreccia con quello della dimenticanza e della rimozione. E’ questo l’aspetto originale del film, che si esplicita solo nella scena finale. 3 stelle)
(Pv 1,99; Rk 3,99) 95 min.



l’Ultimo lupo (***)
di Jean-Jacques Annaud
Mongolia, 1967
Durante la rivoluzione culturale, il giovane studente di Pechino Chen Zhen viene mandato a vivere tra i pastori nomadi della Mongolia per insegnare a leggere e scrivere ai loro bambini. Qui rimane incantato dalla natura aperta e incontaminata e affascinato dalla presenza dei lupi, considerati animali sacri dalle tribù locali. Quando un ufficiale del governo impone l’uccisione di tutti i lupi… decide di adottarne un cucciolo. Il film, potente e malinconico, tratto dal romanzo autobiografico “Il totem del lupo” di Jiang Rong, seduce con la forza e la bellezza delle immagini; ma allo stesso tempo riempie il cuore di tristezza per lo scempio del territorio e dei lupi operato dall’uomo, loro nemico più feroce e insensibile.
(Un film che dell’ambientalismo fa comprendere, in modo non didascalico, temi e contraddizioni. Non secondaria l’apertura di una finestra sulla Rivoluzione culturale cinese, le sue istanze progressiste e le sue discutibili conseguenze sul territorio. 3,5 stelle)
(PV) 121 min.






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